domenica 5 ottobre 2014

I tre pilastri delle riforma del mercato del lavoro

Il dibattito sulla riforma del mercato continua con accenti polemici, in particolare riguardo alla revisione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori nel contesto della proposta di "contratto a tutele crescenti" contenuta nella Legge Delega proposta dal Governo. L'intervento sulla flessibilità in entrata, tesa a dare maggiore certezze alle imprese relativamente ai costi di separazione, costituisce solo uno degli elementi chiave, dei "pilastri" della riforma. Gli altri due fattori fondamentali riguardano: 
  • la revisione degli ammortizzatori sociali, che dovrebbe prevedere il superamento degli istituti della CIGS, della mobilità e della cassa integrazione in deroga e l'istituzione di un sussidio di disoccupazione universale, accessibile a tutti i soggetti che perdono il posto di lavoro, contestualmente ad una estensione temporale della tutela fino a 24 mesi. 
  • il rafforzamento delle politiche attive del lavoro, attraverso l'istituzione di una apposita Agenzia nazionale di coordinamento dei servizi per l'impiego e la promozione di una maggiore collaborazione con le agenzie per il lavoro private.
Mentre le perplessità riguardo al primo aspetto sono sopratutto di ordine finanziario (il governo ha parlato di risorse aggiuntive nell'ordine del miliardo e mezzo di euro, ma non è chiaro quale sarà l'utilizzo delle risorse provenienti dagli istituti di tutela che saranno superati), il secondo aspetto appare sottovalutato da parte del governo (e delle forze politiche che appaiono disinteressate all'argomento). Il panorama dei servizi per l'impiego nel nostro paese è estremamente frammentato (le competenze sono prevalentemente assegnate alle regioni) e assolutamente impreparato ad affrontare un cambio di paradigma come quello prospettato nella legge delega: per mancanza di strumenti, competenze degli operatori e mezzi finanziari. L'Agenzia nazionale disegnata al governo appare come un soggetto distante dalle esigenze dei territori e non integrato con i servizi per l'impiego territoriali: se però si vuole determinare un mercato del lavoro flessibile, nel quale si passa dalla "tutela del posto di lavoro" alla "tutela del lavoratore", sono necessari servizi per l'impiego che siano in grado di garantire adeguate attività di orientamento, di analisi delle competenze professionali e di accompagnamento del lavoratore alla riqualificazione professionale ed al reinserimento nel mondo del lavoro. Questo è il fulcro centrale, il "motore" di un moderno mercato del lavoro: peccato che nel dibattito politico tale tematica sia quasi totalmente ignorata. 

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