venerdì 17 giugno 2016

Riforme del mercato del lavoro in Europa, l'esigenza di una visione comune

Dopo l'approvazione del Jobs Act in Italia e l'emanazione dei relativi decreti attuativi (a dire il vero non ancora portata a conclusione), anche la Francia  - attraverso la Loi Travail - sta realizzando una radicale riforma del proprio mercato del lavoro. Nonostante i frequenti parallelismi tra la nuova normativa italiana e il progetto del governo presieduto da Manuel Valls, le differenze tra i due provvedimenti sono rilevanti, in particolare sul versante della contrattazione collettiva, con una forte centralità del contratto di categoria che permane in Italia, al contrario del sistema proposto dalla riforma francese, la quale si propone  di stabilire la centralità della contrattazione aziendale lasciando alla legge un ruolo residuale e supplementare.
Le due soluzioni hanno in comune principalmente la finalità di modernizzare il mercato del lavoro in un’ottica tesa a aumentare la flessibilità in uscita dei lavoratori, in cambio di una più solida tutela dei disoccupati nei percorsi di ricollocazione lavorativa: si tratta in realtà di una esigenza che è diffusa in tutti i paesi dell'UE, e riflette le conseguenze della bassa crescita dell'economia europea e della forte competizione a cui devono fare fronte le imprese del vecchio continente in un contesto sempre più globalizzato. Ma le politiche occupazionali, l'organizzazione del mercato del lavoro, i meccanismi di transizione tra scuola e lavoro possono essere lasciati esclusivamente alla regolazione nazionale? Evidentemente no, se non si vuole rinunciare ad un percorso di progressiva integrazione, ad un mercato del lavoro che è già nei fatti caratterizzato da una crescente mobilità dei lavoratori. Non si tratta di imporre una rigida normativa comunitaria che sia identica dalla Calabria alla Lapponia, ma bensì di condividere una visione strategica e dei pilastri comuni, che consentano da un lato alle nostre economie di recuperare la loro competitività, dall'altro di mantenere - seppure in un percorso di riforma - uno degli elementi di maggiore coesione sociale del vecchio continente, ossia un sistema di welfare solido ed efficace.

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